HOME | News | Tarja | Tour | Discografia | Media | Community | Info | Contatti | English
Winter Storm Italy HR Forum HR Gallery HR Gallery HR Gallery HR
Indietro

Di seguito la recensione di Colours in the Dark realizzata da Eleonora, collaboratrice di TarjaTurunen-Italy.com, che ha avuto modo di ascoltare il disco in anteprima in occasione del pre-listening tenutosi a Helsinki il 21 maggio 2013.

Colours in the Dark: la recensione

Questo è sicuramente uno degli album più evocativi che abbia mai ascoltato. Non mi è mai successo che ad un primo ascolto un album mi lasciasse così forti impressioni, descrivendo così tante storie e atmosfere. Non da un attimo di respiro a chi lo ascolta, è impossibile distrarsi, assorbe completamente l’attenzione e alla fine il primo istinto è di ricominciarlo di nuovo, per capirne di più, coglierne altre sfaccettature. Sicuramente necessita di più di un ascolto per essere compreso e apprezzato interamente, per coglierne ogni sfumatura ed ogni colore.

HR
  1. Victim of Ritual

    “Come ci sei finito all’inferno?” Una canzone di apertura decisamente forte, un assaggio di ciò che sarà il resto del viaggio. Un ritmo incalzante, che richiama il Bolero di Ravel, e che sembra una marcia, ideale colonna sonora di un viaggio di conquista, di una battaglia per la libertà… i passi di un solo uomo che sembrano avere la forza di un intero popolo. Questo è ciò che ha richiamato immediatamente alla mia mente, indipendentemente dal testo. “Isterica, tragica, cinica, critica…” Chi è la designata vittima sacrificale? Come Anteroom of Death anche questa canzone è un dado con diverse facce e differenti stili. La parte finale con il lungo cantato suona quasi come una preghiera. Ho adorato questa canzone, una delle mie preferite dell’album.

  2. 500 letters

    Il testo di questa canzone è uno di quelli che ancora dopo giorni ho chiaramente impresso in testa, indelebile. Come se le sue parole e la storia che raccontano volessero levarsi forti tanto quanto quelle contenute nelle cinquecento lettere del titolo, il quella “poesia senza nome”, per sovrastarle, per prendere una posizione contro di esse, contro quel gioco crudele e infantile, quell’ultimo subdolo sorriso. La musica in qualche modo ne esaspera i sentimenti... “ed ora non dimenticherai, ti osservo nei tuoi sogni”. Semplicemente perfetta.

  3. Lucid Dreamer

    Questa canzone non consente mezze misure, la odierete o amerete. Io personalmente l’ho adorata. La canzone più intensa e inaspettata di tutto l’album, in cui le parti strumentali contendono lo spazio alle parole e dipingo quella che sarebbe la perfetta colonna sonora di un sogno. O di un incubo? Questa canzone richiede sicuramente più di un ascolto, non è facile, anzi è una sfida. Gloria e memoria danno il nome a immagini indefinite… ma è davvero fondamentale afferrarle, dal momento che “puoi fare qualsiasi cosa, andare ovunque”? La melodia si scompone lentamente alla fine, perde strumenti, include voci ed effetti sonori, dal suono dei bicchieri di cristallo alla voce di Naomi. Tarja gioca con la sua voce in questa canzone, e con noi ascoltatori… chi è pronto a partecipare? Per saperlo basta guardare allo specchio.

  4. Never Enough

    Questa versione è decisamente più rock e lirica di quella che abbiamo ascoltato in tour. L’ultimo ritornello è notevolmente più drammatico, e l’intensità della canzone cresce esponenzialmente, come per trasportare l’eco di una storia gridata a squarciagola da un luogo remoto. Il ritmo cresce nel finale, e il suono della chitarra sembra soprassedere il resto fino all’improvviso silenzio e al “mai” finale.

  5. Mystique Voyage

    “Benvenuti nel mio mondo”... wow! Altra canzone capolavoro, dal parlato iniziale, al ritmo più melodico, dal pianoforte alla voce di Tarja che sembra guidare l’ascoltatore nel viaggio. In questa canzone usa quattro lingue: inglese, spagnolo, finlandese e francese, anche se la predominante è l’inglese, e la musica include suoni ed elementi naturali, dal canto degli uccelli al suono dell’oceano, a quello della sabbia che sembra passare attraverso una clessidra.

  6. Darkness

    Splendida cover di Peter Gabriel, semplicemente epica. Quello che avevo scritto precisamente nei miei appunti è “fucking epic!”. Porta l’anima della canzone originale su un nuovo ed ancor più affascinante livello. “Ho paura, ma le mie paure non mi possiedono”… Una delle mie preferite dell’album. A tratti la voce di Tarja è distorta elettronicamente, in un modo che ricorda vagamente lo stile di Emilie Autumn. Splendida, assolutamente.

  7. Deliverance

    La connessione con la canzone precedente è evidente, al punto che si sciolgono quasi l’una nell’altra. Ancora una volta sono la sua voce e le mozzafiato parti strumentali a dirigere il gioco, a fare da guida, lontano dal paradiso, sulla “strada della liberazione”. E’ spettacolare come ogni singola canzone di questo album abbia la sua anima e la sua identità, ma al contempo sia anche connessa alle altre come se si fondessero nella stessa materia, nello stesso flusso di energia.

  8. Neverlight

    Questa canzone mi ha ricordato immediatamente Dark Star, probabilmente per la splendida intro con chitarra o per la sua atmosfera in generale. Gli effetti sulla voce di Tarja ancora una volta calzano perfettamente con la “follia” e la “prigione” descritta nel testo. Una prigione di cui non c’è bisogno.

  9. Until Silence

    Ed ecco, quasi alla fine una “svolta nel destino”. Potrebbe essere definita come l’unica vera ballata dell’album, e sorprendentemente è anche la canzone che ne da il titolo. “I mio amore continuerà a vivere finché avrò lacrime”… Ma nonostante testo e melodia, il sentimento che lascia è di luce e speranza. “Ho visto i nostri ricordi morire, e pensato che i nostri sogni avessero perso il loro significato, ma i sogni che ancora ho nel cuore, continuano a dipingere colori nell’oscurità”.

  10. Medusa

    Spettacolare conclusione all’album, che ci riporta direttamente al punto da cui avevamo iniziato. l’intro del brano è stavolta affidata al suono del duduk, che ricorda il vento caldo del deserto, e profuma di leggende e viaggi… “danza con me la danza del fuoco”. Successivamente batteria e voci entrano nel flusso, ed ho trovato spettacolare come in ogni canzone, nonostante gli stili diversi, gli strumenti si mescolino sempre perfettamente insieme. Decisamente una delle mie canzoni preferite: mistica, intensa, tentatrice e sensuale. La voce di Tarja è qui unico e incontrastato strumento, e suona come la melodia cantata da una sirena ellenica, che seduce anime per trascinarle all’inferno… “vieni ad amarmi… vieni a me, chiamami, e ti avrò.”

Sicuramente quest’album lascia un’impressione forte, difficile da dimenticare. L’evoluzione nello stile di Tarja è netta, ma l’anima della sua musica è la stessa. Io ne ho amato ogni secondo, e sono sicura sarà lo stesso per voi. Fra tre mesi mi direte se avevo ragione.

Su
Winter Storm Italy



Facebook Twitter
 

Valid XHTML 1.0 Transitional CSS Valido!